mercoledì 13 febbraio 2013

Perché gli astronomi non vedono niente del genere - O no?

Nella situazione imbarazzante - per certi versi paradossale - nella quale mi trovo discutendo delle osservazioni di possibili Fenomeni aerei non identificati (UAP) da parte di astronomi ed astrofili, c'è un primo paradosso di partenza.
 
Infatti, è difficile sostenere che esistano gruppi sociali più irridenti nei confronti della possibilità che nell'atmosfera terrestre o nello spazio periterrestre siano osservati fenomeni la cui natura è sconosciuta all'attuale insieme delle scienze naturali ("fisiche" in senso ampio) rispetto agli astronomi ed agli astrofili.
 
Quando la popolazione generale segnala "qualcosa di strano" nel cielo è proprio a queste categorie sociali che i mezzi di comunicazione - in specie nel passato - hanno fatto ricorso perché esprimessero un parere sui fenomeni di questo tipo in generale e su qualche avvistamento in particolare.
 
Ad esempio, dalla tarda primavera del 1952 e sino alla sua morte, un astronomo statunitense assai noto, Donald H. Menzel (1901 - 1976), che pure il 12 maggio del 1949 ed ancora nel giugno del 1952 era stato testimone lui stesso di un fenomeno aereo insolito, assunse le vesti di portavoce semi-ufficiale dello scetticismo radicale sulla natura di quello che veniva visto nei cieli e questo ruolò conservò in sostanza sino alla morte. Eppure, proprio mentre nel 1952 Menzel iniziava in pubblico la sua attività di scettico, emergevano anche testimonianze come quello dell'astronomo americano Clyde W. Tombaugh (1906-1997) che il 20 agosto 1949 aveva visto insieme ad alcuni parenti davanti alla sua casa di Las Cruces, nel Nuovo Messico, un gruppo di rettangoli disposti in una formazione geometrica che occupava il doppio circa del diametro lunare, di colore verde-bluastro, che si spostavano in cielo rapidamente siano a scomparire.
 
Tombaugh ebbe almeno altri due avvistamenti di fenomeni aerei non identificati, uno dei quali fatto mentre si trovava ad un telescopio sempre nel Nuovo Messico.
E sarà proprio un suo collega, l'astrofisico J. Allen Hynek (1910 - 1986) che in specie negli anni '70 del secolo scorso diventò quasi sinonimo d'interesse, di apertura e di attenzione per le testimonianze ad alta qualità e per la possibile evidenza di un fenomeno nuovo per la scienza che a suo avviso esse costituivano.
Le affermazioni che in sostanza negano che gli appartenenti alle categorie degli astronomi e degli astrofili vedano “cose strane nel cielo” sono rinvenibili lungo tutto l'arco temporale che inizia subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Spesso sono state fatte da esponenti della stessa comunità astronomica internazionale.

Una raccolta sistematica di esse e delle affermazioni perentorie, negatrici di qualsivoglia rilievo oggettivo di possibili UAP potrebbe costituire già da solo un case study per i sociologi della scienza. Qui si presentano soltanto degli esempi recenti relavi a ciò che l'evidenza disponibile deve far definire quale "mito dell'astronomo non testimone".
Nel maggio del 2002 l’astronomo californiano Philip C. Plait pubblicò su Internet un  articolo nel quale scriveva che gli astrofili non vedono niente d'insolito:

Affemo che gli astrofili osservano il cielo più di chiunque altro, eppure non segnalano mai degli UFO.
 
Si noti che il “mai” è diventato in tempi più recenti un più prudente “molto di rado”.

In una sua dichiarazione del 2007 l'astronomo finlandese Hannu Vuori ha sostenuto che astronomi ed astrofili non hanno mai fotografato o registrato "cose strane" con i loro strumenti:
Nel mondo ci sono migliaia di astronomi professionisti e centinaia di migliaia di astrofili. Nessuno di loro ha mai presentato una fotografia o un filmato che mostri un UFO da sottoporre ad un serio esame. Nessuno strumento astronomico… ha mai registrato un fenomeno del quale potesse essere provato il legame con gli UFO [la fonte, un intervento in rete dell'astronomo, non è purtroppo più reperibile].

Verso la fine del 2006 l'Unione Astrofili Italiani, in una rubrica "Noi e il cielo" tenuta dalla stessa UAI sul servizio Televideo della RAI espresse il parere che gli avvistamenti non avvengano mai negli osservatori:

Talvota si sente parlare di UFO e alieni... Gli avvistamenti non avvengono mai negli osservatori dove professionistri scrutano il cielo continuamente con strumenti potenti.
Un divulgatore scozzese, Paul Barnett, scrivendo sotto lo pseudonimo di John Grant, nel suo libro del 2006 Discarded Science. Ideas that seemed good at the time (Facts, Figures & Fun) ha affermato che gli astrofili segnalano "pochissimo" di aver visto fenomeni aerei non identificati:

Un fenomeno curioso... è che pochissime segnalazioni UFO arrivano dagli astrofili. Nella maggior parte dei Paesi avanzati gli astrofili passano più ore/uomo a scrutare il cielo notturno di tutti gli altri messi insieme, così che ci si dovrebbe attendere che la maggior parte delle segnalazioni UFO debba arrivare da questa frazione... di popolazione. In realtà è vero l'esatto opposto.
 
Dopo altri post introduttivi alla questione vorrei cominciare a mostrare come tali affermazioni contrastino in modo stridente con l'evidenza empirica.
Intanto, si noti l'uso costante del termine popolare "UFO", con tutto ciò che esso si porta dietro quanto a mitologia contemporanea. Gli stessi astronomi, purtroppo, in genere sono vittime della cultura popolare anche riguardo al problema dei Fenomeni aerei non identificati.

2 commenti:

  1. Sono un'astronoma. In quanto persona di scienza, cioè abituata ad applicare per professione il metodo scientifico, non ho alcuna preclusione ad accettare l'esistenza di fenomeni ancora sconosciuti, sia in atmosfera che ovunque nell'Universo. Se tutto fosse spiegato, del resto, sarei disoccupata.

    Quello che trovo irritante è che, nella stragrande maggioranza dei casi, di fronte ad eventi di natura non identificabile le persone tendano a dare interpretazioni immediate (veri e propri giudizi-lampo) fortemente basate sui film di fantascienza, se non addirittura su alcuni dogmi ormai instillati nell'opinione pubblica (anche dalla TV) per mera convenienza commerciale o amore del complottismo e della dietrologia. Non si fanno domande, hanno già la risposta in tasca.

    Di fronte a qualcosa che non so spiegarmi, cerco anzitutto delle fonti. Mi informo, cerco di capire se esista già una spiegazione comprovata. In molti casi, vista l'ignoranza che c'è in ciascuno di noi (nessuno escluso), potrei scoprire che una cosa per me inspiegabile ha una spiegazione assodata. Esempio casalingo e banale: mio nonno andò nel panico per aver visto alcune luci danzare in circolo tra le nuvole. Erano i nuovissimi fari di una discoteca che illuminavano le nuvole, molto basse. Per me la cosa era ovvia, anche perché sapevo dell'apertura della nuova discoteca, ma su di lui il fenomeno ebbe un effetto terrorizzante.

    Tornando al discorso generale... Se, anche a fronte di ricerche approfondite, una spiegazione convincente proprio non c'è, vedo due possibilità:
    a) c'è modo di analizzare il fenomeno, meglio se tramite strumenti, ottenendo stime quantitative o, almeno, qualitative? Allora si può sperare di venirne a capo (ma non è facile!);
    b) il fenomeno è irripetibile e/o non esistono elementi o misure analizzabili? Allora non si può giungere ad alcuna conclusione in merito, ma solo fare illazioni.

    A conclusione di tutto ciò, posso raccontare che, in 25 anni da astrofila, dei quali 11 da astronoma, ho incontrato due casi di fenomeni non identificati:
    - uno nel 1995 (circa), quando notammo - durante una serata di astro-fotografia - un oggetto luminoso tra le luci del crepuscolo. Lo osservammo al telescopio, ne prendemmo le coordinate, notammo che non si muoveva assieme alla volta celeste. Il giorno dopo contattammo altri osservatori e, triangolando mediante le coordinate, scoprimmo che si era trattato di un elemento di un razzo vettore in rientro in atmosfera. Fu una serata entusiasmante, finimmo anche sulle riviste specializzate;

    2) ho partecipato, anni addietro, alle campagne per l'osservazione delle luci di Hessdalen. Non ho mai avuto la fortuna di assistere al fenomeno in prima persona, ma non ho alcun dubbio sulla sua esistenza. Mi pare anche che ci si stia finalmente avvicinando a una spiegazione ma, per chiudere la questione, manca ancora una modellizzazione teorica solida e una campagna di misure effettuata con tutti i mezzi necessari, cosa che finora non è stata possibile per mancanza di fondi.


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  2. Gentile Simona,
    grazie. Io sottoscrivo in pieno quanto lei dice. Il mio tentativo sarà proprio quello di presentare ( e di costruire) un'evidenza che indichi: a) che astronomi professionisti e dilettanti osservano cose DIFFICILI da spiegare; b) che è possibile costruire degli approcci quantitativi alle testimonianze; c) che la testimonianza ha un rilievo gnoseologico degno di attenzione anche in carenza di ripetitibilità dei fenomeni, e che trascurarla del tutto non è un bene. Sono appena all'inizio del mio discorso. Se vuole, segua il blog. Nel frattempo, se avese voglia ed anche se la sua osservazione è riconducibile a cause convenzionali, mi permetterò di farle avere via email un questionario che io ho ideato in modo specifico per le osservazioni di professionisti ed amatori del cielo.

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