martedì 20 dicembre 2016

1958: gli astronomi, gli astrofili e gli "oggetti strani" sul Nord-Est d'Italia

Il 5 novembre, a Bologna ho tenuto una relazione per il 31° Convegno nazionale di ufologia, il congresso annuale del Centro Italiano Studi Ufologici.

Ho presentato alcuni spunti su un'ondata di avvistamenti di presunti UFO che si verificò nel nord-est italiano e in particolare in Friuli nell'estate del 1958. 

A partire dai primi di agosto di quell'anno e almeno sino alla fine del mese, i quotidiani locali e poi anche molti giornali e periodici di altre parti d'Italia diedero grande enfasi alle notizie sui passaggi di vari corpi luminosi visti in cielo nelle ore serali e notturne.

Per ora la nostra documentazione è costituita in larghissima parte dalla stampa del tempo (però ci sono pure alcuni documenti di fonte militare statunitense, quelli del Progetto Blue Book dell'USAF), ma possiamo già dire che centinaia se non migliaia di persone di ogni tipo raccontarono di aver visto quelli che i titoli di solito chiamarono "l'oggetto misterioso" oppure "gli oggetti misteriosi".

Lo studio è ancora in una fase iniziale, ma il lavoro riguarda anche il Progetto Clear Skies, perché al centro del clamore suscitato da questa ondata vi furono soprattutto astronomi ed astrofili

Sembra comunque che dapprima sia stato uno studioso di scienze della terra, il geologo Dino Di Corbertaldo (1910-1972), che insegnò presso le Università di Padova e di Milano ma che al tempo dei fatti era direttore della Società Mineraria del Predil, presso Tarvisio, a mettere in allarme a partire dal 9 agosto 1958 l'opinione pubblica friulana. Quel giorno, infatti riferì per la prima volta i suoi avvistamenti e riprese fotografiche di un corpo volante luminoso visibile da Udine e dintorni quasi ogni sera sin dal mese di luglio ma con transito ogni volta anticipato di qualche minuto.

Dino Di Corbertaldo (1910-1972)

E fu ancora Di Corbertaldo, intorno al 14 agosto, a coinvolgere gli astronomi nella faccenda. Fu lui a contattare l'Osservatorio astronomico di Trieste inviando una relazione scritta su quanto vedeva e sperando così di ottenere un chiarimento.
Probabilmente fu in questo modo che alla questione s'interessò il direttore di quell'osservatorio, l'astronomo Ettore Leonida Martin (1890-1966).


Ettore Leonida Martin (1890-1966)


Di Corbertaldo inviterà a Udine gli astronomi ed i tecnici di Trieste, ma quelli sembra abbiano preferito non andare. All'inizio da Trieste non riusciranno a vedere niente. Poi però Martin scorgerà qualcosa, seguito da altri tecnici e dall’astronomo Alberto Abrami (1924-1999), che riterrà di avere osservato e fotografato un oggetto volante diverso da quello descritto con cura nelle sue traiettorie da Di Corbertaldo.

Il 22 agosto, mentre si trova per un congresso a Venezia, fuori dalla sua sede abituale, Ettore Martin dichiarerà alla stampa che l’oggetto misterioso segnalato dal geologo e da tanti altri era da identificarsi con il razzo vettore dello Sputnik 3, il grande satellite sovietico lanciato il 15 maggio di quell'anno. Di Corbertaldo il giorno dopo rilascerà alla stampa dichiarazioni analoghe.

Ecco una sequenza fotografica del corpo ripreso da Di Corbertaldo.
Così apparve sui quotidiani italiani del 23 agosto 1958 la sequenza fotografica fornita dal geologo.


Ma era troppo tardi. Gli avvistamenti da parte del pubblico generale e anche da parte di altri appassionati di astronomia si erano moltiplicati e - per quanto possibile desumere dalle cronache - essi descrivevano fenomeni a volte difficilmente riconducibili ai passaggi di un pezzo del missile sovietico. Insomma, una vera e propria serie di avvistamenti in cui alcuni scienziati friulani funzionarono da involontari catalizzatori e accentratori di notizie di avvistamenti che giungevano da altre parti.

Ma c'è dell'altro. Sappiamo che altri appassionati di cose del cielo si attivarono per cercare di osservare per conto loro i fenomeni di cui tanto si parlava.

A Grado, in provincia di Pordenone, un gruppo di astrofili di cui forse era membro un certo ingegner Stefanon, più volte menzionato in relazione a questa sfaccettatura della storia, predispose una campagna di rilevazioni sistematiche grazie all'uso di una serie di fotocamere poste a distanza di parecchi chilometri l'una dall'altra. Tale iniziativa sarebbe stata coronata dal successo sia sul piano degli avvistamenti ottici sia delle riprese su pellicola.

Sappiamo poi che gli astronomi furono sollecitati a fornire i loro dati anche da altre parti - delle parti per niente ovvie.

Secondo un documento d’archivio del Progetto Blue Book dell'Aeronautica statunitensi al culmine dell'attenzione mediatica per l'ondata l'addetto aeronautico presso l'ambasciata americana a Roma scrisse a tutti gli osservatori astronomici del nord Italia per chiedere a ciascuno di essi notizie su loro eventuali avvistamenti dell’"oggetto misterioso", forse per cercare di verificare la possibilità che si trattasse davvero di uno o più veicoli orbitali sovietici. Se vi siano state risposte al momento lo ignoriamo, così come per ora non sappiamo se in altre parti del Paese l'eco di quelle notizie ebbe ulteriore risonanza in ambito astronomico. 

Oggi il Progetto Clear Skies dispone di circa sessantacinque fonti di stampa del tempo e di alcuni documenti provenienti dagli archivi dell'aeronautica americana (dall'archivio dell'Osservatorio di Trieste ho avuto la gentile risposta che presso di loro non risulta conservata nessuna documentazione), ma le nostre conoscenze sul coinvolgimento degli astronomi e degli astrofili nell'ondata dell'estate 1958 restano ancora frammentarie e le ricerche sono destinate ad ampliarsi ed a puntare in modo mirato ad alcuni archivi pubblici e privati.

Ci sono senza alcun dubbio parecchi  altri aspetti di ordine più generale da indagare. Eccone due esempi. 

La nostra ondata si svolse durante l’Anno Geofisico Internazionale (1 luglio 1957 – 31 dicembre 1958), che vide uno sforzo colossale e congiunto di scienziati di tutto il mondo per studiare l’alta atmosfera. Abbiamo indicazioni ancora troppo precarie, ma pare che in quei diciotto mesi fu fatto un gran numero di avvistamenti di fenomeni aerei insoliti. Di essi si occupò, non è chiaro in che misura, l’astrofisico e ufologo Joseph Allen Hynek (1910-1986).

     L’Anno Geofisico e i lanci dei primi satelliti avvenuti dall’ottobre 1957 indussero in tutto il mondo un’enorme quantità di sforzi per cercare di seguire con strumenti ottici i transiti di quei velivoli. L’attenzione degli astrofili era al suo massimo e ciò produsse, per conseguenza, una quantità assai elevata di osservazioni di potenziali UFO. Per il 1957 il Progetto Clear Skies annovera 45 casi (7 dei quali italiani) e per il 1958 ne dispone di 26 (7 dei quali italiani, tutti nel nord-est): livelli quantitativi che saranno raggiunti assai di rado, in seguito, dal nostro catalogo.  

Una cosa che tutti (in particolare chi abita in Friuli) potete fare è documentare meglio la copertura giornalistica dei fatti e in specie quella concernente gli astronomi e gli astrofili.

Finora non siamo stati in grado di effettuare un controllo sistematico del quotidiano triestino "Il Piccolo" per il mese di agosto 1958. Quel giornale dovrebbe essere ricco di notizie inedite e scovarle e farle riprodurre presso una biblioteca che dispone della raccolta del "Piccolo" dovrebbe prendervi non più di un pomeriggio - e farvi divertire molto. 

Se volete collaborare a documentare meglio ciò che accadde rivolgetevi al coordinatore del Progetto Clear Skies, Giuseppe Stilo.

L'intenzione è di pubblicare un lavoro complessivo sull'ondata friulana del 1958. Il ruolo svolto da astronomi ed astrofili, se meglio chiarito, sarà una parte importante di quello studio.



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