lunedì 5 dicembre 2016

Guido Horn d'Arturo (1879-1967): una sua osservazione del 1912

Guido Horn d'Arturo (1879-1967) è un astronomo che riveste un posto d'onore nella storia dei fenomeni aerei insoliti in Italia.

Triestino e combattente della Prima Guerra Mondiale, nel 1921 fu chiamato a dirigere l'Osservatorio di Bologna e lì ebbe la possibilità di far erigere una nuova sede in collina, a Loiano. Il tipo di telescopio Zeiss che vi fece installare negli anni '30 del XX secolo fece di Loiano uno dei punti di forza della ricerca astronomica italiana.

Al contempo ebbe un'altra intuizione che si rivelerà importante per la nostra piccola storia: quella di pubblicare un periodico astronomico divulgativo ma che al tempo stesso raccogliesse con generosità contributi e notizie più o meno significativi che giungessero dagli astrofili, anche da quelli non di particolare capacità.

Fu così che nel 1932 nacque "Coelum", un bimestrale che in varia forma visse sino al 1986 (nell'autunno del '54 era andato in pensione come astronomo) e che Horn dirigerà sino alla sua morte.

Fin dagli inizi "Coelum" fu segnato dall'interesse che Horn aveva per le osservazioni di fenomeni meteorologici e astronomici insoliti: nubi nottilucenti, fulmini globulari, altri fenomeni luminosi.

Sulle pagine di "Coelum" troverà spazio, ad esempio, anche un artista e astrofilo fiorentino di origine svizzera, Ernesto "Thayaht" Michahelles (1893-1959), che nei suoi interessi poliedrici dalla fine degli anni '30 si era volto anche alle osservazioni astronomiche e che dal 1954 diventerà un ufologo attivo.

Quando nell'estate del 1947 sorse il fenomeno dei "dischi volanti" l'evidenza indica che Horn d'Arturo se ne interessò subito. Vi diede spazio su "Coelum" in maniera sorprendente già dalla fine dell'anno e continuerà a parlarne per diversi anni, sia pure in maniera critica, così come concederà spazio ad altre notizie su eventi atmosferici dall'origine dubbia - ad esempio alla grande ondata di presunti "fenomeni solari" che interessò l'Italia fra il 1947 ed il '48.

Si sa per certo che Horn (aggiungerà legalmente il nome d'Arturo solo dopo la Prima Guerra Mondiale) si documentò sul fenomeno abbonandosi alla rivista specializzata inglese "Flying Saucer Review", che prese ad uscire nel 1955.


Guido Horn d'Arturo in età matura.


In anni a noi più prossimi parve assumere posizioni più scettiche sull'intera questione ufologica. Quello che però era ignoto agli studiosi è che Horn fu sin dalla prima fase della sua attività scientifica testimone e relatore attento di possibili anomalie atmosferiche.

L'episodio di cui ci occupiamo risale al 1912, quando l'uomo era da meno di un anno astronomo aggiunto presso l'Osservatorio dell'Università di Bologna.

L'osservazione di Horn fu pubblicata dall'Astronomische Nachrichten, rivista tedesca di astronomia d'incredibile longevità (esce dal 1821) in un tempo in cui ancora il tedesco era una lingua rilevante per le scienze naturali. Come succedeva allora, era possibile che una rivista germanofona pubblicasse un testo in altre lingue, e non tanto in inglese, quanto in francese e persino in italiano. Fu così anche per la relazione di Horn, che uscì nel n. 6 del 1912 (vol. 193) di quel periodico alle coll. 91-94 (a volte le pubblicazioni del tempo erano indicizzate per colonne, non per pagine).

Porta il curioso titolo Nota da un fenomeno luminoso osservato 1912 Ottobre 2, probabilmente dovuto ad un redattore non abituato all'italiano. Eccone il testo. 


Il giorno 2 del corrente mese d'ottobre trovandomi dopo il tramonto del Sole nella valle del fiume Nera, non lontano dalle rovine del ponte d'Augusto (60 km circa al nord di Roma) vidi in cielo sopra l'orizzonte Nord Est una zona di luce giallo verdastra che vinceva il colore del crepuscolo; il cielo allora perfettamente sereno e più ancora la forma regolare della zona solitaria escludevano che essa fosse una nube ordinaria. La figura geometrica che più le somigliava era quella d'un rettangolo che misurasse 20 gradi di base e 4 d'altezza; la base adagiata parallelamente all'orizzonte distava da esso 5 gradi circa. 

Mentre la figura era limitata da tre lati sensibilmente rettilinei, il lato inferiore appariva ondulato e comprendeva nella sua lunghezza quattro semionde di 5 gradi ciascuna; quest'ondulazione si ripeteva in sottili bande oscure anche nell'interno della zona e tutta la figura sembrava divisa in due parti uguali da una di queste bande più spessa e parallela come le altre all'orizzonte. Questa andò poco a poco dilatandosi invadendo le regioni più chiare e 20 minuti dopo il momento in cui m'ero accorto della presenza del fenomeno esso era scomparso (ore 7 t. m. E. c.) né più si ripresentò a sera inoltrata né all'indomani; la trasparenza dell'atmosfera fu durante il crepuscolo e nel corso di tutta la sera veramente eccezionale. 

Non fui in grado di notare alcun movimento nella zona, né fluttuazioni di luce, ma constatai che la sua intensità luminosa, generalmente uniforme, era attenuata leggermente nella regione circostante alla terza semionda (contando da Nord verso Est); col calar della sera l'apparizione si faceva più pallida e quando fu buia essa era già scomparsa.

Probabilmente il fenomeno era visibile prima che io me ne accorgessi, perché esso arrestò la mia attenzione non appena mi volsi per ritornare sul cammino già percorso, mentre prima, camminando secondo la corrente del fiume avevo il fenomeno alle spalle. 

La presenza in quei paraggi di correnti elettriche, provenienti da Terni ad altissima tensione (72000 volt) mi fecero sorgere per un momento il dubbio che la curiosa apparizione di là traesse la sua origine, ma i Fisici non hanno finora constatato intorno a fili conduttori fenomeni luminosi paragonabili con quello ora descritto, né le persone del paese, interrogate in presenza dell'apparizione, ricordavano d'aver mai veduto niente di simile.

La regione del cielo in cui la zona si è manifestata, il suo colore giallo verdastro e la rapidità del dileguarsi fanno pensare all'Aurora Boreale; per poter apparire in latitudini così lontane dal polo essa dovrebbe mostrato un'intensità considerevole in paesi più nordici, perciò prima di fare altre congetture conviene attendere le notizie di osservatori più settentrionali...

Osservatorio astronomico della R. Università di Bologna, 1912 Ott. 5. Guido Horn.


Da ciò che si capisce, Horn scorse il fenomeno alle 18.40 di mercoledì 2 ottobre 1912, basso sull'orizzonte in direzione NE (ma è plausibile che l'orizzonte verso il quale guardava avesse comunque un'elevazione notevole), mentre si trovava a camminare presso i resti del celebre ponte romano d'Augusto e costeggiava il fiume Nera, nel territorio comunale di Narni, in provincia di Terni.


Il Ponte di Augusto come appariva in una cartolina di inizi XX secolo.


Quel giorno il tramonto del Sole per la città di Terni era iniziato alle 17.50 e il crepuscolo terminava alle 19.26. Ciò significa che quando Horn vide il fenomeno il cielo era già relativamente buio. Per quanto mi riguarda sono incline a pensare più ad un fenomeno peculiare di diffrazione della luce solare che ad un'aurora boreale, stante pure la latitudine bassa e l'ora che ancora comportava una modesta quantità d'illuminazione diurna. A favore dell'ipotesi aurora potrebbe semmai militare la posizione a NE della "zona di luce giallo verdastra", ma questo dettaglio non mi pare affatto conclusivo. Ignoro se in quella data siano stati registrati fenomeni di quel tipo più a nord, ma certo è che nell'ottobre del 1912 il Sole era quasi al minimo del ciclo 14.

Devo la libera interpretazione grafica del "fenomeno di Horn" che vedete qui sotto alla mia artista preferita, Silvia Gardiol.













Dall'Archivio storico del Dipartimento di Astronomia dell'Università di Bologna sappiamo che il Fondo Guido Horn d'Arturo alla busta 1 contiene una lunga serie di lettere spedite dall'astronomo a vari suoi interlocutori.
Alcune missive elencate e che forse saranno presto recuperate dagli studiosi riguardano proprio il nostro fenomeno.

La prima, datata 5 ottobre 1912, è indirizzata all'astronomo tedesco Hermann A. Kobold (1858-1942), che a quel tempo dirigeva l' "Astronomische Nachrichten". Contiene una nota in tedesco che richiedeva la pubblicazione della relazione (in italiano) allegata e che quasi di certo era quella che poi apparve sul periodico.

Lo stesso giorno Horn mandò una seconda lettera a un astronomo e matematico torinese, Fiorenzo Chionìo (1886-?). Essa contiene un "articolo su un fenomeno classificabile come aurora boreale". Senza averla vista non possiamo assumere che concernesse il fatto di tre giorni prima, ma tutto pare indicarlo. Se presa così com'è si direbbe che anche con Chionìo Horn abbia ipotizzato trattarsi di un'aurora. Si direbbe che si fosse rivolto al torinese per ottenere la pubblicazione della descrizione in qualche altra rivista, ma non ne so di più. Avevo supposto potesse trattarsi della "Rivista di astronomia e scienze affini", con la quale Chionìo in quegli anni collaborava ampiamente, ma ad primo, sia pur rapido controllo su quelle pagine non risulta esser comparso alcunché.

Il 12 ottobre c'è una terza lettera contenente "ragguagli" sull'evento inviata all'astronomo Vincenzo Cerulli (1859-1927), a Roma.

Guido Horn d'Arturo è un personaggio interessantissimo per la storia del coinvolgimento degli astronomi nella questione dei presunti fenomeni UFO. Lo studio della sua personalità e delle sue carte è appena all'inizio, e anche il reperimento delle fonti sull'evento del 2 ottobre 1912 è agli esordi.

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