lunedì 23 gennaio 2017

1924: un'occultazione stellare "anomala"?

L'americano Garrett P. Serviss (1851-1929) non fu in senso stretto un astronomo. Laureatosi in scienze alla Cornell University, probabilmente avrebbe intrapreso quella carriera se non si fosse scoperto una grande vocazione per la divulgazione dell'astronomia. Scriverà libri e terrà innumerevoli conferenze collaborando intanto alla stampa quotidiana. Sarà comunque un astrofilo, ma in 
sostanza la sua fama la si dovrà alla popolarizzazione dell'astronomia. 

Garrett P. Serviss nel novembre del 1925, non molto tempo prima dell'articolo qui esaminato (fonte: Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti - pubblico dominio)

In tutto ciò, bisogna dire  che Serviss fu anche uno scrittore di racconti di fantascienza di una certa notorietà, comprensivi di visite extraterrestri alla Terra e di viaggi alla scoperta degli abitanti degli altri mondi (fra tutti,  Edison's Conquest of Mars, del 1898, con tutti i suoi disegni dei vari tipi di marziani e di abitanti di Cerere e The Moon Maiden, del 1915, nel quale i seleniti da tempo immemore guidano in segreto la Terra).    

Come divulgatore scrisse innumerevoli pezzi per la stampa quotidiana e periodica. I suoi colloqui con astrofili e lettori appassionati del cielo che gli scrivevano devono essere una miniera di notizie potenzialmente di grande interesse per il Progetto Clear Skies.

Una di queste apparve sul quotidiano della Louisiana "New Orleans States" del 1° gennaio 1927. Io possiedo solo quella fonte, ma è plausibile che gli interventi di Serviss fossero syndicated, cioè pubblicati in contemporanea su un gran numero di testate di vari gruppi e proprietà. 

Stars On The Moon si apre con una brevissima lettera inviata da un certo J. P. M., di Chicago, evidentemente avvezzo alle osservazioni della volta celeste. 

Nell'autunno del 1924, verso le 4 del mattino, chi scriveva aveva visto una "stella brillante" all'interno del disco lunare allora all'ultimo quarto, sovrapposta alla parte scura del satellite.  J. P. M. diceva di aver osservato la Luna scorrere lentamente allontanandosi dalla stella. Nessun altro particolare, ma, rendendosi conto dell'impossibilità di ciò che gli era apparso, costui chiedeva come si potesse spiegare la sua esperienza.

La replica del giornalista astronomico è piuttosto lunga. Parte da un evidente presupposto. Quella che J. P. M. aveva visto era una stella. Altre possibilità (anche soltanto che si trattasse di un qualche tipo di aerostato) non sono contemplate.

Ecco come procede il ragionamento di Serviss. In primo luogo egli riproduce lo schizzo del fenomeno mandatogli dall'appassionato osservatore del cielo. Ne appare particolarmente colpito, perché sarà proprio quella rappresentazione grafica a metterlo in difficoltà. 

E' proprio quella impossibilità che desume dal disegno che lo spingerà a ciò che lo interessa: mostrare "l'importanza di un'estrema attenzione nell'osservazione di apparizioni insolite nei cieli" per evitare di ricadere in convinzioni superstiziose da relegare nel passato.

Doveva essersi trattato di un'occultazione, ma - scriveva Serviss - supponendo che l'occultazione fosse avvenuta lungo il diametro della Luna, la presunta stella avrebbe dovuto comparire ad un punto posto a circa 3/4 del diametro angolare della Luna rispetto al centro della parte concava dell'arco di Luna illuminato, dunque ben oltre la linea immaginaria che congiungeva i due corni della Luna. 

Invece, il disegno inviato da J. P. M. mostrava la stella nella parte centrale del disco, comunque nella zona scura e pressoché lungo la linea che correva idealmente unendo l'estremità dei due corni. 
La causa di quell'occultamento anomalo doveva essere un'altra. 

Dapprima Serviss prendeva in esame la possibilità che la posizione della stella fosse sbagliata a causa della rifrazione atmosferica, in grado di spostare gli oggetti fino mezzo grado, cioè sino a una misura quasi paragonabile a quelle della Luna piena, ma questo soltanto in senso verticale, mentre il problema della "nostra" stella era quello di un eventuale slittamento in senso orizzontale. 
Un fenomeno di rifrazione della luce era dunque scartato. 

Per questo, il fenomeno doveva essere ascritto a un visual deceptive judgement. 

Questo inganno era sostenuto "senza dubbio" in qualche misura da un fenomeno di irradiazione, ossia dall'ingrandimento apparente di un oggetto luminoso o brillante per luce riflessa posto contro uno sfondo scuro. In questo modo le punte dei due corni lunari dovevano apparire più lunghi e la stella perciò più all'interno della falce di quanto era in realtà. Per evitare queste illusioni, registrate un gran numero di volte, era sufficiente tenere un righello o altro oggetto allungato fra le punte dai due corni, in modo da far risultare evidente che la stella si trova al di fuori della parte buia del disco lunare, non al suo interno.

C'è un'altra parte della risposta di Serviss che merita attenzione da parte degli appassionati di anomalie nelle osservazioni ottiche astronomiche. Quella in cui accenna ad anomalous appearances registrate nelle parti iniziali e finali delle occultazioni stellari da parte della Luna. Il fatto che a volta le stelle sembrassero "indugiare" al bordo della Luna prima di "immergersi" dietro la parte oscura, oppure apparire e scomparire, o anche rimanere visibili per breve tempo oltre l'inizio della parte buia.
Allora gli potevano apparire prive di una settled explanation, ma oggi sappiamo che esse dipendevano dall'accuratezza con la quale eravamo in grado di misurare il profilo lunare sino a non troppi anni fa (accuratezza non superiore a 0.2") e da qui la difficoltà estrema a verificare la fase radente delle occultazioni - o le dinamiche delle occultazioni radenti tout court. 

E' stata solo la missione spaziale giapponese SELENE, nel 2007, a migliorare in maniera estrema le cose ridisegnando i bordi lunari sino a precisioni impensabili pochi anni prima. 

Purtroppo la scarna missiva di J. P. M. non ci dice in quanto tempo lo scorrimento del disco lunare "dietro" la stella avvenne, in che direzione, quanta parte del disco lunare riguardò. E' plausibile che Serviss avesse ragione a spiegare l'occultazione anomala in termini di irradiazione della luce dei due corni, ma senza dettagli ulteriori sulla testimonianza non si può dire nulla di più. 

E' comprensibile che Serviss non prenda in considerazione cause diverse da quella astronomica combinata con l'ottica - in altri termini, la possibilità che quello visto da J. P. M. fosse un corpo interposto fra lui e il disco lunare. Sulla base di ciò che sappiamo qualsiasi speculazione ulteriore sarebbe irrazionale, ma la casistica di questo tipo - in specie quella dovuta ad astronomi ed astrofili - è assai vasta. 

Quella che conosciamo, anzi, è probabilmente una frazione irrilevante di quanto giace sepolto in riviste e bollettini astronomici di tutto il mondo. 



    

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