martedì 7 febbraio 2017

Osservazioni di possibili UFO da parte di astronomi ed astrofili: punti di vista scettici

Il 28 dicembre scorso Pierre Barthélémy, giornalista scientifico che scrive per "Le Monde", ha pubblicato nel suo blog un articolo intitolato Pourquoi certains nients les résultats de la science

A dire il vero l'intervento non intenderebbe discutere gli UFO ma le modalità grazie alle quali un certo numero di persone riesce a rigettare conclusioni derivanti da ricerche scientifiche controllate e di qualità elevata.

I "refrattari" che Barthélémy prende in considerazione sono "tutti coloro che non si riesce a convincere sulla base dei fatti", non i più disinformati o quelli con formazione scientifica particolarmente bassa. Insomma, persone che ad un primo approccio si sarebbero potute considerare un pubblico "buono" per il ragionamento scientifico.

In realtà, argomenta Barthélémy, studi come quello pubblicato nel 2014  dallo psicologo Dan Kahan, dell'Università di Yale, indicano che a questo esito cattivo contribuiscono meccanismi psicologico-sociali più intricati di quanto si potrebbe pensare.

Kahan ha studiato un gruppo di soggetti statunitensi cui è stato chiesto se siano convinti che il riscaldamento globale si debba soprattutto all'utilizzo dei combustibili fossili.

Ebbene, mentre i risultati complessivi dello studio erano congruenti con le aspettative (gli "scettici" sul riscaldamento globale si collocavano per la maggior parte nei percentili di popolazione a più bassa cultura scientifica), essi cambiavano in modo altamente significativo quando si separavano i partecipanti secondo la loro opinione politica.

In questo caso, mentre per gli elettori democratici la tendenza generale era confermata (alta cultura scientifica = alta adesione alla convinzione che il riscaldamento globale dipenda in larga misura da cause antropiche), nel caso degli elettori repubblicani la curva s'invertiva e le persone diventavano più scettiche sul riscaldamento globale al crescere del loro livello di conoscenze scientifiche.

Conclusione di Kahan: ciò che influenza il nostro consenso nei confronti dei risultati della ricerca scientifica è il rischio che una parte di essa (quella che riguarda questioni socialmente più sensibili) ci allontani e ci separi dal nostro gruppo sociale e psicologico di riferimento.

Quando si delinea quel rischio, sarebbero proprio le persone ad alta cultura scientifica a preferire il rafforzamento dell'adesione al proprio gruppo (parte politica, confessione religiosa, associazione, ecc.) rispetto all'adozione dei risultati degli studi scientifici.

Il fatto è che a questo punto del suo ragionamento Barthélémy inserisce gli UFO. Lo fa utilizzando a suo sostegno le due esperienze occorse ad un astrofisico canadese, John Woolley. In realtà, nel farlo il giornalista riprende quanto aveva scritto in un altro suo blog già parecchi anni fa, nel settembre 2010.

A quanto pare il racconto di Woolley usato dal blogger francese in origine risale al giugno del 2010. Si trattava di un pezzo dello scienziato pubblicato sul sito di un gruppo di scettici della città canadese di Edmonton (edmontonskeptics.com).

Il sito sembra essere ormai scomparso, ma quella fonte è reperibile su diversi siti scettici (ad esempio qui) che l'hanno ripresa per parlare  dell'asserita mancanza di osservazioni di fenomeni aerei non identificati da parte di astronomi ed astrofili.

Riassumo in sintesi i due episodi occorsi a Woolley.

Il primo caso è collocato alla metà degli anni '70. Lo scienziato lavorava presso il Gruppo di Astrofisica dell'Università dell'Alberta, che si trova appunto ad Edmonton.

Installato un nuovo e più moderno telescopio ottico, quello obsoleto fu trasferito in città, in una cupola posta sul tetto del Dipartimento di Fisica e lì utilizzato per corsi di astronomia aperti al pubblico. Al venerdì c'erano delle sessioni di osservazione, e fu dopo la fine di una di queste che Woolley e uno studente del quarto anno videro un gruppo di "UFO" bianchi e rotondi passare rapidamente sopra di loro e sparire in pochi secondi. Erano disposti in formazione a diamante. I due si misero a guardare il cielo nella speranza di rivedere quegli oggetti che li avevano così sorpresi e che non erano riusciti a identificare.

A questo punto del suo resoconto, Woolley chiedeva al lettore di supporre che l'esperienza si fosse conclusa lì e proponeva - in modo del tutto condivisibile - che ai testimoni fosse posta una serie di domande dettagliate, domande alle quali peraltro - a causa della brevità e del buio in cui si era svolta l'osservazione - anche a lui e allo studente sarebbe stato difficile rispondere in maniera utile.

Ma ecco che invece gli "UFO" ricomparvero. Dopo qualche passaggio sopra di loro,  i due si resero conto che si trattava soltanto di piccioni con il ventre chiaro illuminato dai lampioni stradali.

Solo il superamento di un filtro psicologico che collocava gli oggetti nella categoria degli "UFO"  aveva permesso loro, scriveva Woolley, di risolvere in modo convenzionale la vicenda.

Ora il secondo episodio. Qualche tempo dopo quel primo fatto - di nuovo sullo stesso tetto ma stavolta durante una lezione per il pubblico - al passaggio dell'ennesimo UFO-piccione un adolescente si convinse di aver visto qualcosa d'inspiegabile. Per quanti tentativi facesse, Woolley non riuscì a convincere il quattordicenne che aveva appena visto un uccello illuminato da luci artificiali ed anzi si beccò l'accusa di essere parte della cospirazione globale per nascondere la verità.

Ora, a me pare che i difetti del ragionamento di Barthélémy stiano in questo: in primo luogo, impiega un resoconto (quello di Woolley) che non riguarda in modo specifico quanto da lui sottolineato prima (la sorprendente inversione della curva dello scetticismo sul riscaldamento globale riscontrato in un sottogruppo sociale ad alta cultura scientifica).

Inoltre, nel primo avvistamento (i piccioni dell'astronomo e dello studente di fisica), l'ambiguità dell'esperienza è sciolta in pochissimo tempo dal ritorno dello stimolo (gli ucccelli) e - forse - anche da condizioni osservative lievemente mutate rispetto a poco prima (distanze, angoli d'illuminazione differenti).

In modo implicito Woolley presuppone che le domande giuste e la possibilità di ripetere l'osservazione possa risolvere gli altri avvistamenti come hanno risolto la sua.

Per pensare che questo racconto abbia a che fare con quanto Barthélémy presenta bisognerebbe compiere un'inferenza piuttosto ardita: quella per la quale le persone ad alta cultura scientifica (ad esempio astronomi ed astrofili) che hanno fatto osservazioni di possibili fenomeni UFO non abbiano potuto fare come Woolley o che, in alternativa - come nello studio di Kahan - che la loro appartenenza al gruppo sociale degli "scienziati" (chiamiamolo così per semplificare) in quelle occasioni possa esser stata messa in ombra da altre convinzioni che, per vari ordini di motivi socio-psicologici, preferivano confermare.

Il secondo racconto di Woolley, poi, è usato solo a fini di conferma del primo e quasi per motivi retorici. Il posto è lo stesso, gli stimoli sono gli stessi (i piccioni), ma il testimone incoercibile è un ragazzo incline al cospirazionismo alieno, non uno scienziato o addirittura un astronomo.

E' giusto obiettare alle argomentazioni degli ufologi (e io mi riferisco solo a quelli razionali) che una sfilza di aneddoti non è sufficiente a trasformarli in dati, ma questo deve valere per tutti - anche per chi presenta aneddoti che vanno in altra direzione.

Il problema del rapporto fra astronomi, astrofili e fenomeni aerei non identificati è formulabile in termini semplici.

Esiste un piccolo flusso di testimonianze da parte di questi gruppi di testimoni non spiegabile prima facie in termini convenzionali.

Al contrario di ciò che pensano gli ingenui, astronomi ed astrofili sbagliano anche loro e proprio nel guardare il cielo, ma in genere le loro osservazioni di potenziali fenomeni atmosferici sconosciuti alle attuali conoscenze scientifiche sono di buona qualità.
Argomentare contro di ciò in via deduttiva e su base generalissima come fa Barthélémy non è sufficiente.

Occorre affrontare la casistica in modo empirico per poter escludere cause (chiamiamole così) "eccezionali".

Sulla casistica si concentrerà prossimamente la mia attenzione. Non per convincere nessuno di alcunché ma per spronare alla ricerca.





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